Il ruolo dei Media nella rappresentazione del minore abusante PDF Stampa E-mail
di Lucia Bernardini   
Giovedì 18 Febbraio 2010 10:40

Affrontare il tema della rappresentazione dei media ed in particolare della carta stampata, in riferimento al fenomeno degli Young Sex Offenders, significa prendere le mosse da alcune considerazioni iniziali e di carattere generale, a partire dall’analisi dell’attuale potere dei mezzi di comunicazione di massa sul pubblico. Le ricerche psicologiche e sociali hanno fornito indicazioni che vanno nella direzione di una rassicurazione rispetto alla concezione di un pubblico sottomesso, passivo ed indifeso nei confronti dei media. Infatti, l’influenza delle comunicazioni sull’opinione pubblica e sui processi di formazione e/o di mutamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti esiste ed è reale, ma si tratta non di un’influenza diretta, piuttosto di un’influenza mediata da una molteplicità di condizioni e di fattori psicologici individuali e sociali che presiedono alla formazione ed al cambiamento del sapere comune, delle azioni sociali e delle relazioni sociali. Se, e solo se, questi fattori vengono a mancare o s’indeboliscono, o se le istanze di socializzazione e di partecipazione non svolgono correttamente la loro funzione, oppure se le comunicazioni di massa agiscono in assenza di un effettivo controllo sulla loro gestione, allora l’influenza mediatica sul pubblico potrà considerarsi diretta, e così il suo potere. 1 Inoltre, i media non propongono dei modelli “chiusi” e/o definitivi di lettura o d’interpretazione di un fatto sociale, come anche nel caso della violenza agita dai minori, piuttosto, essi suggeriscono quegli eventi e quegli aspetti che la caratterizzano ed intorno ai quali è necessario formarsi un’opinione individuale e collettiva. Le pratiche giornalistiche, dunque, hanno il compito di suggerire una sorta di “ordine del giorno”, che esprima una scala di priorità ed una differente centralità degli eventi accaduti. 2

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 12:06
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Il breakdown evolutivo PDF Stampa E-mail
di Andrea Salvucci   
Lunedì 22 Febbraio 2010 09:25

Gli aspetti fin qui considerati evidenziano come la fase adolescenziale rappresenta un periodo complesso ed estremamente delicato in quanto momento di verifica e ricapitolazione delle conquiste dei periodi precedenti, di evoluzione e differenziazione dell'Io in cerca di una propria e salda identità, strettamente correlato alla storia psichica del soggetto, così come si è evoluta nell’infanzia in relazione al contesto familiare e sociale. Se l’adolescente non trova un adeguato sostegno interno ed esterno sentirà in maggior misura difficile fornire risposte capaci di affrontare i numerosi cambiamenti psicofisici ed integrarli in una nuova rappresentazione di Sé.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:50
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Vicende edipiche in adolescenza: un punto di vista genetico PDF Stampa E-mail
di Andrea Salvucci   
Domenica 21 Febbraio 2010 21:27

L’adolescente è chiamato ad affrontare una profonda riorganizzazione del mondo interno e dei rapporti con gli oggetti esterni che passa necessariamente attraverso un duplice distacco, narcisistico e oggettuale, riguardante la perdita delle rappresentazioni del Sé infantile e quella delle figure genitoriali interiorizzate.
I cambiamenti somatici della pubertà richiedono, inoltre, di modificare la rappresentazione che l’adolescente ha del proprio corpo e di integrare, nell’immagine mutata di sé, il riconoscimento del proprio corpo sessuato (Giaconia, 1989, 894).
L’adolescente si distoglie dai buoni oggetti d’amore dell'infanzia dopo aver preannunciato questa separazione attraverso un graduale passaggio dalla ricerca di gratificazioni autoerotiche e da scelte oggettuali narcisistiche ad investimenti in cui la gratificazione non è più cercata nel Sé, ma nell’oggetto.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:50
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L’adolescenza prolungata PDF Stampa E-mail
di Andrea Salvucci   
Lunedì 22 Febbraio 2010 09:19

Il ritiro dell’investimento libidico dai genitori, o meglio dalla loro rappresentazione oggettuale avviene, come abbiamo visto, in maniera differente per l’adolescente maschio e femmina, ma in entrambi questo processo porta ad un incremento degli investimenti narcisistici.
Tale investimento su di sé, ha la funzione di proteggere l’adolescente dai pericoli di una drastica disillusione e di creare le condizioni per un investimento graduale di nuovi oggetti, ma può assumere un carattere ostacolante lo sviluppo nel momento in cui diventa un tentativo di differire e di aggrapparsi alle posizioni precedenti, causato dalla riluttanza a rinunciare definitivamente agli oggetti d’amore originari. E’ ciò che osserviamo nella condizione dell’adolescenza prolungata.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:50
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Relazione tra Super-Io e Ideale dell’Io in adolescenza: un punto di vista strutturale PDF Stampa E-mail
di Andrea Salvucci   
Lunedì 22 Febbraio 2010 16:34

La letteratura psicoanalitica è concorde nell'individuare la nascita del Super-Io in coincidenza con il tramonto edipico, quando l'angoscia di castrazione spinge il bambino a rinunciare alla madre come oggetto d'amore, ad interiorizzare le norme genitoriali e ad entrare nella fase di latenza. Diversa è l'origine dell'Ideale dell'Io che, a prescindere dalle differenze nella terminologia impiegata da vari autori e dal dibattito ancora aperto sulla questione se sia o meno da considerarla un'istanza a se stante o parte del Super-io, viene unanimamente riconosciuta come pre-edipica (Chasseguet-Smirgel, 1979; Mancia, 1979; Jeammet, 1999; Fenichel, 1951; Laufer, 1986).

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:49
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