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di Francesca Orlando
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Domenica 21 Febbraio 2010 14:24 |
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In questi ultimi anni, avere un bambino risponde a richieste che sono sempre meno intime e private ma quasi più sociali e generalizzate. Nell’ordine di idee di una società narcisistica e fallocratica, il bambino assurge, non più simbolicamente, ad essere come un bene. Rispetto alla sessualità che sembra aver trovato espressione nello scenario culturale psicologico, la maternità resta relegata in uno spazio non pensabile del nostro tempo. Non è infatti casuale, come sostiene Vegetti Finzi, che la maggior parte dei disturbi psicosomatici femminili siano riconducibili lungo le vie fisiologiche della procreazione (dismenorrea, frigidità, vaginismo, gravidanza isterica e aborto spontaneo), perchè «il sintomo rappresenta ciò che, rimosso il pensiero, ritorna nella espressività del corpo» (Vegetti Finzi, 1990, 7), e diventa il sintomo di una conflittualità latente tra maternità e femminilità. È interessante notare come il ciclo mestruale, simbolicamente considerato come l’uccisione della bestia uterina che segna l’inadempimento del concepimento, venga vissuto con sentimenti e atteggiamenti depressivi.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:50 |
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di Francesca Orlando
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Domenica 21 Febbraio 2010 14:34 |
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La relazione madre-bambino prospetta alla madre una riorganizzazione fisica e psichica che non trova eguali in altri eventi del ciclo vitale. Quella che Stern chiama ‘costellazione materna’ comporta un nuovo codice comportamentale che porta la madre a uscire dal proprio complesso edipico per entrare, per un periodo non ben definito, lungo un percorso di fondamentale crescita psichica individuale e relazionale. Prima ancora che col bambino, infatti, la madre torna a relazionarsi, in modo del tutto esclusivo, con la propria madre e a fare suoi atteggiamenti e comportamenti che proprio la maternità impone di assumere.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:51 |
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di Francesca Orlando
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Domenica 21 Febbraio 2010 14:06 |
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Riprendendo il titolo del saggio della psicoanalista De Simone, vorrei affrontare il discorso intergenerazionale del complesso edipico al fine di contestualizzare meglio non solo il significato che tale evento ha apportato nella storia del mito, ma anche come esso si caratterizza all’interno della trama relazionale di ciascuno di noi. Tracciando una sorta di primitivo genogramma mitico della famiglia di Edipo, si notano delle curiose analogie sia per quanto riguarda le profezie divine sia per quanto riguardano alcuni atteggiamenti e comportamenti.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:51 |
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di Francesca Orlando
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Domenica 21 Febbraio 2010 14:13 |
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Nonostante Freud focalizzi l’attenzione sul bambino che sviluppa un investimento libidico nei confronti della madre disinvestendo, perciò, sulla figura del padre, l’aspetto femminile in Freud non è realmente esaminato, se non in un modo non propriamente paritario e definito. In quasi tutta la trattazione psicoanalitica freudiana la figura della donna è stata affrontata in un modo piuttosto ambiguo. Se da una parte, l’autore ha voluto incentrare la maggior parte dell’eziologia dei disturbi psichici, facendo così risalire all’infanzia e al primissimo rapporto madre-bambino, tutta una serie di conflitti psichici, dall’altra ha evidenziato l’aspetto più propriamente negativo della figura femminile. Ciò si può giustificare nel fatto che l’epoca in cui Freud vive non considera culturalmente e socialmente le donne ad un livello paritario e autonomo che l’uomo invece riesce a conquistare; inoltre, Freud analizza gli aspetti psichici individuali con gli occhi di un uomo e in base alla sua personale esperienza.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:51 |
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di Rossella Salvatori
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Giovedì 18 Febbraio 2010 18:13 |
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Parlare del “tempo dell’Edipo” inevitabilmente ci conduce alla constatazione dell’esistenza di “una struttura inconscia onnipresente e intramontabile” (Semi, 1989, 45) appartenente alla storia emotiva di ogni uomo, di un sistema simbolico destinato a trasmettere, nei contesti socio-culturali, una legge fondamentale nei rapporti sociali: la proibizione dell’incesto. Una legge che esprime una condizione universale e minima perché una cultura si differenzi dalla natura, che trascende la storia e le variazioni del vissuto individuale, ed esprime l’esigenza posta ad ogni essere umano di dominare la scena edipica.
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Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:51 |
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