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di Stefano Mengarelli
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Domenica 03 Marzo 2013 21:23 |
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Sigmund Freud in un noto passaggio di “Psicologia delle masse e analisi dell’Io” afferma : “ Nella vita psichica del singolo, l’altro è regolarmente presente come modello, come soccorritore, come nemico e pertanto … la psicologia individuale è al tempo stesso, fin dall’inizio psicologia sociale” .
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di Luigi Cecchini
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Giovedì 20 Settembre 2012 15:00 |
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La metodologia balintiana è massimamente conosciuta ed utilizzata in ambito medico con specifico riferimento alla medicina psicosomatica. Essa nasce, in Inghilterra, come sistema di formazione rivolto ai medici di base in seguito ad una precisa richiesta del National Health Service (Servizio Sanitario Nazionale NHS) inglese.
Creato nel 1911 da Lloyd George l’NHS fu completamente trasformato nel 1946 da Sir W. Beveridge (un economista fautore della Previdenza Sociale) e dall’allora Ministro della Sanità Aneurin Bevan. La trasformazione si articolò nella creazione di 14 Distretti Sanitari, ognuno dei quali includente un ospedale, e ognuno gestito da un Local Executive Council (Consiglio Esecutivo Distrettuale LEC) che rispondeva direttamente al Ministero. I medici inglesi potevano iscriversi, se lo desideravano, in apposite liste depositate presso il LEC competente per territorio e iniziare ad assistere un piccolo numero di pazienti anch’essi iscritti in analoghe liste. Il numero di pazienti “affidati” variava in base alle capacità del medico arrivando fino a 4000 assistiti, per ognuno dei quali il medico riceveva, dal LEC, un “onorario” pro-capite. A tali medici poteva presentarsi ogni tipo di patologia e l’NHS, preoccupato di dare risposta alle nuove richieste legate a disagi di tipo funzionale e relazionale (siamo nell’immediato dopoguerra e molto diffuse sono le psicopatologie legate agli eventi bellici), decise di offrire ai medici la possibilità di una formazione complementare di tipo psicologico e psichiatrico…
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Ultimo aggiornamento Venerdì 15 Marzo 2013 16:51 |
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di Claudio Nudi
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Giovedì 21 Febbraio 2013 00:06 |
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Mi son dato in questo breve lavoro un compito estremamente semplice, eppure, almeno per quanto mi risulta, ancora non tentato: da un lato, riassumere in maniera agile e succinta i famosi “scritti tecnici” freudiani, distillandone ed evidenziandone i passi più salienti e le affermazioni più note ad uso del candidato psicoterapeuta, ma anche di chi desideri più semplicemente farsi un’ idea del metodo freudiano, del suo procedere e della sua intrinseca ragionevolezza; dall’ altro, per così dire, “ spiare” un Freud quotidiano, in movimento, a partire non dalle memorie di qualche suo paziente bensì passando attraverso le sue stesse osservazioni e prescrizioni. Quella degli “Scritti tecnici” freudiani è una lettura piacevolissima e tenera, che benevolmente impongo, ovviamente nella stesura originale, a tutti i miei allievi fin dal primo anno, esortandoli a tenerla sul comodino almeno per tutto l’ arco del percorso formativo, ed avvertendoli anzi che in essa si ritrova, ad ogni lettura, una profonda saggezza pratica, ancor oggi non del tutto spremuta, e certamente da alcuni ancora assai poco capita. Ogni tanto, i più profondi e capaci tra loro mi confermano che avevo ragione. Pagine e capitoli qui di seguito indicati si riferiscono all’ edizione estesa di Boringhieri, ma la stessa Casa Editrice pubblica in editio minor la “Tecnica della Psicoanalisi” nella collana “Biblioteca”.
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Ultimo aggiornamento Giovedì 21 Febbraio 2013 00:28 |
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di Claudio Basile
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Venerdì 12 Marzo 2010 22:44 |
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Lo scritto "Das Unheimliche" (Il Perturbante, 1919) è uno di quei piccoli saggi-gioiello di Freud, che potremmo chiamare "trasversali", in quanto, nati con l'esigenza di affermare o chiarire alcuni concetti (senza peraltro essere molto considerati dall’ autore), vanno poi in realtà ad estendere la loro ombra dall'hic et nunc della stesura, a molta della produzione dell'autore stesso, tanto che assumono significati diversi, sviluppati "après-coup", che probabilmente non andranno mai ad esaurire il loro portato di originalità. Prova ne è il fatto che, seppur concepito in forma definitiva nel 1919, lo scritto ripropone varie fasi dell'opera freudiana, soprattutto riguardo al significato attribuito alla parola che compone il titolo, appunto Unheimlich, ossia "Il perturbante". Inoltre vale la pena di affrontare il testo sotto profili multipli quali quello filologico/teorico/linguistico, di cui quello relativo all'incursione nell'estetica è forse il più noto.
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Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Marzo 2010 22:48 |
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