di Lucia Bernardini

Giovedì 18 Febbraio 2010 10:43

Lo scopo dell’analisi descrittiva è stata l’osservazione, in chiave critica, di alcuni articoli di quotidiani inerenti a fatti di cronaca di violenza che hanno visto come protagonisti e autori giovani minorenni, osservazione che può considerarsi funzionale alla riflessione perseguita in questo lavoro, ossia a come il giovane autore di reato sessuale sia rispettato nel suo diritto di tutela. L’osservazione critica non consiste in un’analisi di contenuto rilevante per la ricerca sociale, poiché risulta per l’appunto sprovvista di quei requisiti di base che richiede la ricerca sociale in quanto ricerca scientifica. Tuttavia, la scelta di operare una prima lettura di alcuni pezzi giornalistici è nata dall’interesse di osservare, senza naturalmente alcun intento scientifico e generalizzabile nei confronti della stampa, quali siano le dimensioni della tutela del minore sex offender che sono andate definendosi in questi ultimi anni, anche in seguito alle recenti e quanto mai attuali regolamentazioni nel campo dei media. Il tutto, nella consapevolezza degli effetti mediatici che uno o più casi di violenza sessuale, operati da parte di un minore su un altro minore e raccontati attraverso la stampa, possano agire nei confronti dei lettori di quotidiani quali fruitori di questo mezzo di comunicazione e, quindi, di riflesso nei confronti di tutta l’opinione pubblica che ne risulta coinvolta più o meno direttamente. Inizialmente, si è riscontrata una oggettiva difficoltà nel reperire più articoli di differenti testate giornalistiche su un medesimo fatto di cronaca relativo alle violenze commesse da minori, primo elemento che potrebbe suggerire una tendenza da parte della stampa a non pubblicare notizie che abbiano come protagonisti soggetti minorenni. Per questo motivo, si è proceduto con la raccolta degli articoli su un episodio di cronaca molto conosciuto: il caso Desirè, una ragazza di quattordici anni scomparsa a Leno in provincia di Brescia ed il cui corpo verrà ritrovato qualche giorno dopo in una cascina a pochi metri dalla sua abitazione, e che ha visto, durante una prima fase delle indagini, il coinvolgimento di un gruppo di minori e successivamente anche di un adulto. Questo caso ha suscitato grande interesse e clamore agli occhi di tutta l’opinione pubblica, a causa dell’efferatezza del crimine compiuto, ma anche per aver fornito lo scenario concreto in cui calare le tematiche relative alle violenze commesse da parte di minori su altri minori. Proprio in virtù della complessità della vicenda, intricata e di grande impatto emotivo, i quotidiani hanno pubblicato numerosi articoli e per un lungo periodo di tempo, contribuendo da una parte alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica ma dall’altra anche ad un aumento dell’allarmismo generale.

Sottolineando i molteplici aspetti da considerare, e senza per questo essere esaustivi, l’osservazione svolta ha perseguito il fine di focalizzare l’attenzione su come i quotidiani considerati abbiano “costruito” l’immagine dei giovani autori di reato, nel rispetto della privacy e della tutela dei diritti in quanto soggetti minorenni, secondo quanto sancito dalle attuale normative vigenti e dalla Carta di Treviso.

Dato il grande clamore suscitato e l’amplificazione avuta a livello sociale, è stato possibile operare una ricerca su più quotidiani: oggetto d’indagine sono state alcune testate a tiratura nazionale, e più precisamente il “Corriere della Sera”, “Il Tempo”, “la Repubblica”, “La Stampa”, ed il quotidiano locale “Bresciaoggi”. Si è proceduto, per ciascuna testata, alla raccolta degli articoli pubblicati nei 15 giorni successivi al 4 Ottobre 2002, data in cui i media hanno dato la notizia della scomparsa della ragazza. 1

In una fase successiva, per le difficoltà esposte precedentemente, sono stati analizzati altri episodi diversi fra loro di violenza sessuale agita da minori nei confronti di altri minori, pubblicati su varie testate nazionali e locali. Tale scelta ha avuto come fine il porre in evidenza eventuali somiglianze/differenze con il caso Desirè sulle modalità di trattare la notizia qualora essa susciti maggior clamore ed interesse nell’opinione pubblica, nonché su come sia rispettato il diritto di tutela dei minori autori di reato sessuale, ad esempio anche attraverso l’analisi, da un punto di vista formale, di come vengano applicate le disposizioni della Carta di Treviso.

L’analisi preliminare descrittiva interpretativa è stata focalizzata su due punti, il titolo dell’articolo ed il suo contenuto. La scelta di suddividere il pezzo giornalistico in due parti è avvenuta a partire da una prima lettura del materiale a disposizione, che ha rilevato la presenza di differenti livelli descrittivi del caso di cronaca. Infatti, considerando l’ipotesi che il titolo venga letto da tutti, anche da coloro che non proseguono nella lettura dell’intero articolo, ne deriva che i caratteri e le scelte lessicali e stilistiche dei titoli risultino di fondamentale importanza sia per “l’appetibilità sia per la comprensibilità dei quotidiani, specialmente da parte dei non lettori”. 2 A ciò si deve aggiungere la constatazione che molto spesso, nella maggior parte delle testate giornalistiche, il titolista non coincide con chi ha scritto l’articolo. 3

La funzione del titolo, nel caso di un articolo di giornale (o di un periodico) assume maggiore rilievo sia per la sua possibile articolazione in più parti, eventualmente caratterizzate anche tipograficamente, sia per la ben nota funzione di effetto di orientamento del lettore. La scritta a caratteri più grandi ed evidenti rispetto al resto del testo serve ad introdurre un articolo colpendo il lettore con affermazioni “attraenti” ed originali. 4

Per quanto concerne la struttura dell’articolo di cronaca, sempre rimanendo nell’ambito dell’informazione giornalistica, è possibile constatare come molto di ciò che è stato evidenziato a proposito del titolo, potrebbe essere ripetuto a proposito del lead, ossia di quella parte iniziale dell’articolo, in genere il primo capoverso, nel quale vengono sinteticamente forniti i dati essenziali della notizia. Nel caso specifico degli articoli di maggior rilevanza, la struttura del lead può dare luogo anche a tre o più livelli collocati in forma di piramide rovesciata, in modo che dalla descrizione più sintetica dei fatti si passi a descrizioni più particolareggiate. La funzione principale di questa struttura espositiva sembra essere il fornire una sorta di “Gestalt della notizia”, ossia una forma semplice e netta immediatamente recepibile e comprensibile e destinata a fungere da ossatura di base su cui collocare i particolari a mano a mano introdotti nel seguito dell’articolo. 5

Altra caratteristica tipica della struttura di un articolo di cronaca è la presenza della ripetizione di una medesima informazione, che assicura il mittente di essere recepita e decodificata nel modo voluto ed attuando, in tal modo, l’operazione corrispettiva della selezione. Altre volte, la ripetizione può essere utilizzata in forma più nascosta, in grado tuttavia di condurre chiavi di lettura che nel testo sono fortemente implicite. Il tutto può essere ottenuto attraverso l’accumulazione di elementi analoghi ed attraverso l’insistenza su particolari aspetti o caratteristiche di eventi riferiti. In questo senso, i meccanismi di ridondanza possono guidare l’attenzione non tanto su determinati eventi o su contenuti informativi, piuttosto su certe soluzioni interpretative e su certi modi di guardare ai fatti. 6

Per quanto concerne tutti i quotidiani oggetto di questa analisi descrittiva, nei primi articoli riguardanti il ritrovamento del corpo di Desirè vengono riportate solo le iniziali del presunto colpevole, dimostrando attenzione al rispetto della privacy del minore. Il giorno seguente e per tutta la durata della cronaca è stato, tuttavia, pubblicato per esteso il nome proprio con le sole iniziali del cognome. Per il secondo ragazzo indagato, inizialmente sono state citate le sole iniziali ma accompagnate dal rispettivo soprannome e con l’indicazione dell’età anagrafica, elementi che non hanno certamente favorito la tutela della sua privacy, considerando anche che il fatto è avvenuto in una piccola provincia ed il cui nome è stato fin da subito costantemente pubblicato. Dopo qualche giorno, è stato citato anche il terzo minorenne coinvolto nell’omicidio, omonimo del primo ragazzo indagato e messo in stato di fermo in seguito alle confessioni del secondo minore arrestato, e di cui sono state riportate sia il nome proprio per esteso seguito dalle iniziali del cognome, sia il soprannome.

Da queste considerazioni, dunque, è stato possibile rilevare come la Carta di Treviso non sia stata sempre rispettata, soprattutto da parte di alcuni quotidiani che hanno fornito particolari utili al riconoscimento dei giovani. Nello specifico, di due ragazzi indagati vengono descritti dettagli come la “carriera scolastica”, la marca ed il colore del motorino ed i nomi dei locali frequentati, oltre a numerosi elementi quali le abitazioni dei minori coinvolti. Un quotidiano pubblicherà il nome della via ed il numero civico del primo ragazzo arrestato.

Il quotidiano locale nella cui provincia è avvenuto l’episodio di cronaca, scelto come oggetto di analisi anche per effettuare eventuali confronti con le altre testate a tiratura nazionale si differenzia dagli altri per la pubblicazione di un numero maggiore di articoli in cui viene tracciato un ritratto piuttosto particolareggiato dei giovani minori. Tuttavia, contrariamente alle aspettative iniziali, l’analisi descrittiva ha evidenziato come i suoi pezzi giornalisti siano in assoluto i meno sensazionalisti ma, al contrario, come essi siano stati attenti nel fornire una descrizione accurata degli eventi che si sono susseguiti, senza per questo violare la tutela dei diritti dei minori autori. Il tutto, infatti, si è tradotto in una maggiore sensibilità ed attenzione verso il caso, evidenziandone la sua drammaticità, ma cercando di porre attenzione, anche attraverso la pubblicazione di numerosissimi articoli di commento e di opinione, alla problematica della violenza agita dagli adolescenti.

Il Linguaggio utilizzato risulta in tutti i quotidiani molto articolato e ricco di accurate descrizioni, di retroscena ed anche di pettegolezzi sulla vita personale e sociale dei ragazzi arrestati, ma anche di accuse e di difese da parte di tutti gli altri, dai familiari dei giovani protagonisti del caso a tutti coloro che sono coinvolti a loro modo nella vicenda. La parola-chiave branco viene utilizzata trasversalmente su tutti i quotidiani, così come la tendenza ad etichettare il gruppo come deviante.

Dal confronto fra i pezzi giornalistici scritti sull’episodio Desirè e sugli altri fatti di cronaca relativi agli young sex offender, il primo elemento che emerge è la maggiore spettacolarizzazione ed amplificazione operata sul primo episodio in oggetto esaminato, rispetto a tutti gli altri. Tuttavia, scrivere più pezzi giornalistici su un medesimo fatto di cronaca, se da una parte può “invitare” il giornalista a pubblicare notizie e dettagli personali che di sicuro non favoriscono la tutela dei minori autori, dall’altra può aiutare l’intera opinione pubblica ad affrontare tale problematica, nell’ottica di una sempre maggiore sensibilizzazione. Infatti, la successiva lettura di altri pezzi giornalistici relativi alla violenza commessa sa minori, unici per ogni testata, porta a constatare come costantemente venga rimandata ed enfatizzata l’immagine del branco, della violenza di gruppo, favorendo nell’opinione pubblica il processo di etichettamento del giovane deviante. In particolare, colpiscono le titolazioni a forte impatto emotivo. In questa serie di articoli, il linguaggio è sobrio ed essenziale, non necessariamente “piccante” né accusatorio, ma piuttosto teso a descrivere l’episodio della violenza. Sullo sfondo rimangono i ragazzi e, trattandosi della pubblicazione di un unico articolo, le differenze individuali non vengono colte né minimamente accennate.

L’evento specifico sembra essere proposto in qualità di un avvenimento che non può essere trascurato, ma sul quale raramente vengono effettuati degli approfondimenti oppure delle ulteriori considerazioni che vanno oltre la mera descrizione del fatto di cronaca in sé. Il minore, i minori, il gruppo minorile protagonisti di violenze sessuali in questi articoli oggetto di analisi, a differenza di quelli sul caso Desirè, sembrano perdere sia quei tratti che li rendono specifici soggetti sociali, sia tutti quegli elementi caratteristici che esistono e dai quali non si può prescindere se, come abbiamo visto, si vuole recuperarli, anche in un’ottica di prevenzione dell’atto violento.

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