di Rossella Salvatori
Giovedì 18 Febbraio 2010 14:25

Ogni individuo quindi, in virtù delle sue origini, deve assolvere ad un compito fondamentale durante la sua vita, ossia promuovere lo sviluppo intergenerazionale sia in senso ontogenetico sia filogenetico, garantendo il non soddisfacimento di quelle pulsioni sessuali che, dal canto loro, spingono all’unione consanguinea. Il rispetto della barriera dell’incesto

è prima di tutto un’esigenza civile della società, che deve difendersi contro il pericolo che gli interessi di cui ha bisogno per instaurare superiori unità sociali vengano assorbiti dalla famiglia, e perciò agisce con tutti i mezzi onde allentare in ogni individuo, specialmente nell’adolescente, il legame familiare che nell’infanzia era il solo decisivo (Freud, 1905, 530).

Infatti, proprio nell’età puberale emergono fantasie che si riallacciano all’esplorazione sessuale tralasciata nell’infanzia, e ciò porta alla reviviscenza delle inclinazioni infantili edipiche, ora rafforzate dalla pressione somatica per la maturazione genitale, tra cui in prima linea il moto sessuale del bambino per i genitori, del figlio per la madre e della figlia per il padre. L’inclinazione infantile per i genitori è la traccia più incisiva che trova rinnovamento nella pubertà, ove si riaccendono antiche fantasie incestuose in grado di provocare dolorose prestazioni psichiche nell’individuo, il quale si trova a dover fronteggiare un corpo ora nella possibilità di soddisfare le fantasie stesse.
Con il primato delle zone genitali, all’epoca della pubertà le pulsioni sessuali avanzano le loro pretese, e si realizza un reinvestimento libidico degli antichi oggetti familiari e incestuosi suscitando intensi processi emotivi nell’individuo che, a partire da questo momento, “deve dedicarsi al grande compito di svincolarsi dai genitori e solo dopo la soluzione di questo compito può cessare di essere un bambino e diventare un membro della comunità sociale” (Freud, 1915-1917, 493).
I desideri libidici, precedentemente investiti sull’oggetto d’amore incestuoso, devono ora essere diretti verso la scelta di un oggetto d’amore estraneo, ed è importante che ci sia una riconciliazione con il genitore dello stesso sesso: sono dinamiche che si presentano ad ogni individuo.
Durante il periodo di latenza vengono edificate le restrizioni etiche che fungono da protezione contro i moti di desiderio del Complesso edipico, il quale durante la pubertà torna a vivere nell’inconscio ed è soggetto a ulteriori trasformazioni.
Nell’epoca della pubertà le pulsioni sessuali si sviluppano in tutta la loro intensità, ma le predisposizioni relative sono già state determinate dalla fioritura infantile della sessualità avvenuta precedentemente. Come rammenta Freud, questo sviluppo della funzione sessuale, interrotto dal periodo di latenza, rappresenta una particolarità biologica della specie umana e contiene l’elemento che determina l’insorgere delle nevrosi.
Ogni cambiamento esistenziale comporta una riedizione simbolica della vita, e ciò è vivido specialmente nell’adolescenza ove il totale processo di trasformazione e di restaurazione comporta il necessario dolore della perdita, ossia richiede l’elaborazione del lutto della separazione. L’adolescenza è una ricapitolazione e revisione della vita finora vissuta, dei traumi e separazioni, e la modalità di superamento dipenderà dalla quantità dei conflitti non elaborati nelle fasi antecedenti dello sviluppo psicosessuale.
Pertanto, è presente una riaccensione pulsionale della situazione edipica, con la differenza che ora il corpo è sessualmente maturo e si trova nella possibilità di poter agire le fantasie incestuose edipiche. L’angoscia adolescenziale richiama il trauma della scena primaria confusa e violenta, l’intollerabile angoscia di esclusione che ostacola il passaggio completo della libido verso un oggetto sessuale esterno alla famiglia, si riaccendono sentimenti di rabbia e invidia, angoscia di abbandono, timore di non saper controllare l’eccitazione sessuale, con sensi di colpa per la fantasia inconscia di aver distrutto la coppia edipica. Così, l’Io ha il compito di rinegoziare la posizione depressiva restituendo all’oggetto una sua realtà intrinseca e proteggendolo dagli attacchi che il soggetto è portato a fare, spinto dalla riattivazione di antichi conflitti. E in questa “rivisitazione” dell’Edipo,

l’adolescente si trova confrontato con un’altra triangolazione che lo mette di fronte alla famiglia e al mondo, mentre nella fase edipica infantile il conflitto era stato tutto intrafamiliare (De Simone, 2002, 26).

Quindi i vissuti di perdita assumono un significato edipico trattandosi per il soggetto di dover attuare uno spostamento di investimento libidico dalle figure genitoriali alle persone esterne di sesso opposto. Il lutto quindi riguarda primariamente la perdita di investimento edipico della coppia genitoriale, e l’identificazione con il genitore dello stesso sesso, compensatoria della perdita, la quale non avviene senza conflitti per la presenza di sentimenti contrapposti di autonomia e dipendenza.
Le trasformazioni sessuali e corporee della pubertà hanno un ruolo importante nella ristrutturazione della personalità dell’adolescente, che deve affrontare un secondo processo di individuazione con la separazione dalle relazioni infantili interiorizzate e l’acquisizione di una identità più matura. La funzione evolutiva dell’adolescenza consiste nella costituzione di una organizzazione sessuale definitiva, per cui la rappresentazione globale del proprio corpo deve includere i genitali fisicamente maturi, ma tutto ciò sottende un precedente riattivarsi delle angosce edipiche e fantasie incestuose che, in un corpo maturo, possono avere la possibilità di attualizzarsi.
Ogni separazione richiama le separazioni precedenti, per cui un mancato superamento della costellazione edipica provoca nell’adolescente l’insorgere di laceranti angosce di differenziazione, con il dominio di una spinta regressiva in direzione di desideri pregenitali che ostacola l’uso della masturbazione come atto di prova. Le difese contro il riattivarsi di desideri edipici incestuosi si fanno allora precarie, e la deformazione dell’immagine corporea costituisce spesso il mezzo residuo per arginare i desideri incestuosi, per cui l’angoscia è relativa al significato inconscio che l’adolescente conferisce al corpo sessualmente maturo, e all’entità della falla nell’organizzazione difensiva.
Come ricordano i Laufer (1986), un Breakdown Evolutivo definisce allora una situazione di stallo per incapacità del soggetto di accettare che la sua immagine corporea cambi fino a includere i genitali sessualmente maturi, e l’alterazione dell’immagine corporea rappresenta l’incapacità dell’Io di fronteggiare i cambiamenti qualitativi e quantitativi delle esigenze pulsionali che la pubertà avanza.

Nei soggetti che mostrano segni di gravi disturbi si osserva il venir meno dell’organizzazione difensiva che normalmente assicura la rimozione delle fantasie e dei desideri edipici e preedipici; questo venir meno delle difese fa sì che l’Io dell’adolescente sia improvvisamente travolto (Laufer, 1984, 58).

La masturbazione in adolescenza aiuta a integrare le fantasie regressive, che accedono alla coscienza in forma mascherata, per giungere al predominio genitale, ma in un Breakdown Evolutivo il soggetto non riesce a servirsi di ciò come atti di prova perché sperimentano una perdita di controllo del corpo ed una sottomissione passiva ad una forza interna verso la quale si sentono impotenti. Con la masturbazione affiorano alla coscienza fantasie edipiche alterate, e con l’appagamento del soddisfacimento c’è la conferma del proprio corpo come sporco e indegno, quindi odiato, per cui aumenta l’angoscia: il corpo sessualmente maturo ha un carattere persecutorio e solo quello preedipico ha il potere di farlo sentire al sicuro. In tale frattura, il soggetto è incapace di integrare un cambiamento dell’immagine corporea, ed allora può aggrapparsi ad una immagine idealizzata del corpo per difendersi dall’angoscia che deriva dalla differenziazione sessuale.
Il periodo dell’adolescenza è importante per correggere il rapporto della persona con i propri genitori edipici, ma nel verificarsi di un Breakdown Evolutivo non c’è stata la capacità identificarsi con la sessualità del genitore, per cui il soggetto adolescente è costretto a distruggere la propria genitalità e ad usare il corpo sessualmente maturo per confermare il suo odio.

Rifiutare durante l’adolescenza il proprio corpo in quanto maschile o femminile significa che l’individuo ha rifiutato irreversibilmente l’identificazione edipica con il genitore dello stesso sesso (Laufer, 1984, 186).

In sintesi, ogni essere umano porta dentro di sè una riserva inalienabile di impulsi psichici che affondano le radici nelle primarie relazioni d’amore che il bambino instaura con proprie figure genitoriali, lungo un cammino evolutivo in cui sono presenti i conflitti universali di base che si svolgono intorno ai problemi di fusione e separazione, di riconoscimento della differenza anatomica tra i sessi, dello scenario edipico, della realtà della morte. Ed ogni conflitto si fa portatore di una eredità dei conflitti precedenti, della quantità di truppe rimaste a presidiare situazioni precedenti, ma tutto scorre comunque, la libido si investe su nuovi terreni, pur tuttavia sopravvivono sempre vissuti nostalgici per antichi soddisfacimenti un tempo ricercati.
Il Complesso edipico è presente nell’infanzia di tutti gli esseri umani, subisce nel corso dello sviluppo grandi modificazioni, e proprio dalle reazioni contro le relative esigenze pulsionali traggono origine le prestazioni più preziose e socialmente più significative dello spirito umano, non solo nella vita del singolo, ma probabilmente anche nella storia dell’umanità in genere.
A tal riguardo, Freud afferma come i suoi caratteri essenziali, la sua universalità, sono stati riconosciuti da Diderot, un acuto pensatore, come è testimoniato da un suo celebre passo, tradotto da Goethe: “Se il piccolo selvaggio fosse abbandonato a sè stesso e se conservasse tutta la sua debolezza mentale, e alla mancanza di ragione propria del bambino in fasce congiungesse la violenza delle passioni dell’uomo di trent’anni, torcerebbe il collo al padre e giacerebbe con la madre” (Freud, 1930, 47).

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