Le mura della mente. Ospedale Psichiatrico Giudiziario: resoconto dell’esperienza del Laboratorio di rilassamento immaginativo guidato inserito nel piano trattamentale anno 2012 e 2013

Di Nicoletta De Stefano – Psicologa Psicoterapeuta

Aversa, 17/09/2013

L’O.P.G. di Aversa vede in questi tempi l’avviamento epocale alla chiusura ed alla sostituzione tramite istituti di contenzione alternativi e progetti individuali di tipo sperimentale. Ma la storia che ha alle spalle è quella che ancora oggi si palesa negli occhi di chi tuttora vi si trova ristretto, in attesa.

Un internato è un paziente psichiatrico, valutato pericoloso per se stesso e/o per gli altri, che ha commesso oppure tentato di commettere un crimine; ma la cui volontà di intendere e di volere è venuta a mancare.

Sono persone, da curare, e da tenere in cella… Oppure si potrebbe scrivere la frase al contrario: Persone sotto tutela dell’amministrazione penitenziaria e contemporaneamente sotto trattamento sanitario.

Si attuano nell’ Opg molti progetti e interventi anche se con scarsità di risorse, basandosi spesso sulla presenza di volontari.

Nello specifico si fa riferimento all’attività dell’area trattamentale di gestione dell’amministrazione penitenziaria.

Procedo descrivendovi una delle attività: il laboratorio di Rilassamento immaginativo guidato tenuto per alcuni mesi del 2012 e proseguito nel 2013.

Il progetto si è configurato come un laboratorio per la ripresa del contatto tra mente e corpo, come uno spazio in cui gli internati potessero concentrarsi sui propri vissuti interiori per una comprensione più ampia di sé stessi.

Gli incontri sono stati accompagnati dall’ascolto di musiche rilassanti richiamanti i suoni della natura, inquadrabili soprattutto nel filone new- age.

Attraverso movimenti semplici ed esercizi basici ci si è proposti di facilitare la presa di coscienza di tensioni muscolari e rigidità posturale, infatti la rabbia e la tensione possono talvolta essere scolpite sul volto e sulle braccia, nel torace e nelle spalle, nelle cosce e sui polpacci … il corpo intero diviene lo scrigno sigillato, la cassaforte, il pugno stretto dove si accumulano la chiusura, la tensione, la paura e dove si concentrano le difese dell’individuo.

Si tratta di rinascere, di venir fuori da questa gabbia mentale; si tratta di rinascere, di attivare un ricambio di pensieri: sono state insegnate tecniche di respirazione diaframmatica atte a favorire l’ossigenazione ed a sciogliere i muscoli. Gli esercizi di respirazione consistevano nel porre senza troppi sforzi, attenzione sul ritmo del proprio respiro, rallentandone il ritmo, guidandosi nell’autoregolarsi su di un respiro “calmo” ponendo ognuno una mano sul proprio ventre.

Anche solo l’ascoltare la musica e il ciondolare dolcemente è stata una conquista poiché non bisogna dimenticare l’ambiente in cui si svolge tale pratica: si tratta di abbassare le difese in un luogo dove mostrarsi scoperti può significare mostrarsi deboli, perdere ogni scudo.

È stato fondamentale infatti proporre questo lavoro ad un numero ristretto di partecipanti (sei persone, che quindi è stato più semplice gestire e monitorare) con i quali si è innanzitutto lavorato per stabilire un clima di fiducia e collaborazione reciproca; inoltre gli internati sono stati selezionati attraverso visita psichiatrica, come adatti a partecipare. Le tecniche di rilassamento possono infatti, usati su pazienti con difficoltà a stabilire un buon contatto ed a mantenere un buon esame di realtà, poiché potrebbero acuirne i sintomi e determinarne lo scompenso.

Stabilito e consolidatosi il gruppo ed un buon clima (dopo tre incontri) si è proseguito dapprima applicando gli esercizi preliminari al Training Autogeno e successivamente applicando il metodo del Rilassamento immaginativo guidato.

Queste tecniche affrontano problematiche psicosomatiche (cefalea, nausea, dermatiti, problemi di stomaco, tachicardia, vertigini, bruciore allo stomaco, difficoltà di respirazione) e si basano su esercizi organizzati in una sequenza finalizzata al recupero dell’equilibrio psicofisico, per ridurre i problemi legati ad ansia e relative somatizzazioni e sperimentare una condizione di benessere.

Nel corso dei tre mesi è stato possibile per il gruppo raggiungere un livello di training tale da consentire una piacevole sensazione di benessere in pochi minuti. Non sono tecniche che possono sostituire le altre attività, ma possono essere utili senza la pretesa irreale di andare a risolvere ogni accesso d’ira, andando a fornire uno strumento per migliorare la qualità della vita degli internati.

Le Tecniche psicofisiche, quali il Training autogeno, permettono al soggetto di poter ripetere gli esercizi una volta appresi in completa autonomia, aiutando a recuperare la calma e a sciogliere le tensioni quando dovesse essere necessario.

Al termine di ogni incontro è stato tenuto un momento di riflessione sull’esperienza specifica dei singoli partecipanti al gruppo, permettendo una ulteriore scarica e la possibilità di confrontare i propri vissuti con il gruppo.

Si ripropone l’attività per il programma dell’area trattamentale anche per il 2014, nell’intento di proseguire l’esperienza positiva, coinvolgere un maggior numero di partecipanti ed ampliare il livello di esercizi e training raggiunto in tre mesi.

Aversa, 17/09/2013 Dott.ssa Nicoletta De Stefano

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