di Lucia Bernardini

Giovedì 18 Febbraio 2010 10:03

I fatti di cronaca relativi alle violenze sessuali fanno sempre più scalpore ed è, dunque, importante riuscire a pubblicare una notizia in modo sempre più sensazionale per colpire l’emotività di chi la legge o la ascolta, stimolando la sua curiosità di conoscere più dettagli possibili sull’autore e sulla vittima e rendendo spesso difficile rispettare l’anonimato. 1D’altra parte, i minori abusanti non ritengono che il loro comportamento sessuale, considerato una dimensione privata, possa divenire oggetto di un reato che prevede un giudizio pubblico. La coercizione violenta viene considerata spesso una sorta di questione tra pari, per la quale essi possono ritenersi moralmente responsabili, ma che non considerano affatto un reato. Per questo motivo, “l’irruzione” dell’aspetto del giudizio pubblico e sociale in un’area considerata esclusivamente privata provoca un breakdown, determinato dalla perdita di punti di riferimento mentali attraverso cui ripensarsi. 2

Alla luce di quanto è emerso, diviene fondamentale riflettere sull’importanza e sull’urgenza di tutelare il giovane minorenne che commette un reato e che, all’improvviso, si trova al centro dell’interesse generale dell’opinione pubblica a causa di un’evidente pubblicità mediatica, che può contribuire di gran lunga a fare in modo che la rappresentazione del minore abusante diventi un vero e proprio fatto sociale.

La tutela è un concetto piuttosto complesso, che può essere definito genericamente come la “messa in atto di azioni e di comportamenti di protezione di un soggetto da qualcosa che rappresenti un pericolo, una minaccia per il suo sviluppo”. 3 Nell’ambito di questa molteplicità di significati, risulta rilevante il “passaggio dal concetto di tutela come protezione”, tipico degli anni ’50, inteso come il considerare il bambino quale soggetto debole ed incapace al quale garantire sostegno materiale e morale attraverso interventi istituzionalizzanti e senza particolare riguardo all’eventuale conseguente spersonalizzazione e rottura dei legami parentali ed affettivi, al “concetto di “tutela psicologica come progetto” degli anni ’90 (Ghezzi, Vadilonga, 1996; Dell’Antonio, 2001) in cui viene rivolto un interesse maggiore alla qualità delle relazioni familiari. Secondo questa accezione, tutelare il minore vuol dire attuare un progetto articolato ed attento, condiviso e coordinato anche con l’ausilio della magistratura, se necessario, coerentemente con quanto espresso nelle Convenzioni Internazionali che richiamano gli Stati membri al “rispetto dell’identità del bambino, dei suoi interessi e delle sue aspirazioni, della qualità degli attaccamenti, delle risorse della famiglia e della sua partecipazione attiva, intesa come ascolto delle sue opinioni nei processi che lo riguardano”. 4 Il nuovo processo penale minorile in Italia è in linea con i principi e le sollecitazioni provenienti dalle Convenzioni Internazionali, che sanciscono il diritto del minore ad essere tutelato, protetto e favorito nel suo percorso di formazione, di crescita e di recupero, anche nell’ambito della giustizia penale, quali:

  • Le Regole minime per l’amministrazione della giustizia minorile, adottate a New York il 29 Novembre 1985.
  • La Convenzione sui Diritti del fanciullo, New York, 20 Novembre 1989 e ratificata dall’Italia con la Legge 176/1991.
  • La Convenzione europea sull’esercizio dei diritti dei minori, adottata dal Consiglio d’Europa, Strasburgo, 25 gennaio 1996 e ratificata dall’Italia con la Legge 77/2003.

In Italia, l’espressione di questo principio è rappresentata dal D.P.R. 448/88, che ha sia raccolto e utilmente elaborato le riflessioni emerse e le esperienze fatte in campo internazionale, e sia anticipato, per certi versi, l’elaborazione di principi contenuti nelle Carte Internazionali.

Questa nuova prospettiva di tutela consente un’azione professionale maggiormente attenta alle risorse di cambiamento che possono essere presenti all’interno di ambiti anche di natura conflittuale o multiproblematica, anziché l’adozione di un’ottica di difesa assoluta del minore. In conformità a quanto osservato, si può definire più correttamente la tutela come “non una risposta assistenzialistica oppure un’indagine prioritaria da offrire alla magistratura, ma un intervento di welfare sull’esistenza del minore incentrato su un progetto che preveda interventi a breve, medio e lungo termine, in cui alla responsabilità dei genitori si deve affiancare la responsabilità delle istituzioni ”. 5

In questo ambito, il ruolo dell’opinione pubblica non fa solo da sfondo a tutto ciò che riguarda la realtà dei minori abusanti, ma è legata ad essa in modo circolare. Infatti, se da una parte si ravvisa sempre di più la necessità di informare e di rassicurare la comunità sociale su ciò che si sta operando sotto vari profili, giuridici, psicologici e criminologici, d’altra parte si auspica la possibilità che l’opinione pubblica venga sensibilizzata e formata, attraverso il canale mediatico e con dati alla mano, sui successi e sugli errori commessi dall’uso di questi nuovi strumenti di tutela. Il tutto va nell’ottica di un maggiore coinvolgimento e responsabilizzazione della comunità sociale, in cui il minore è nato, cresciuto e si è reso colpevole dell’atto deviante ed in cui tornerà a vivere una volta scontata la sua pena. Purtroppo, nella maggior parte dei casi di cronaca, può accadere che il minore diventi una merce di scambio per fini commerciali, di vendita di più copie, stimolando in tal modo la “morbosa curiosità” dei lettori, senza porre più di tanto l’attenzione né sul suo “domani” né sull’abuso che si fa di un soggetto indifeso, sullo stress che egli subisce in assenza degli strumenti difensivi, pur insufficienti, propri degli adulti. 6 Diviene, così, urgente trattare l’annoso tema di come si possa far prevalere la cultura della riservatezza, la deontologia e la professionalità sul diritto di cronaca e di critica poiché, soprattutto nel caso dei minori, alcuni episodi di violenza giovanile sembrano diventare veri e propri “casi simbolo”, da non poter essere nascosti.

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