di Rossella Salvatori
Giovedì 18 Febbraio 2010 13:59

In ogni psiconevrosi il controllo dell’Io è divenuto relativamente insufficiente, ed è la necessaria difesa dalle pretese libidiche del Complesso edipico la dinamica di base che spinge l’individuo a realizzare una specifica configurazione sintomatica.

Come precedentemente descritto, nell’isteria le idee represse rimangono inalterate nell’inconscio da dove, tuttavia, continuano ad esercitare la loro influenza. In quanto anche il Complesso edipico è la base dei sintomi coatti, questo vale anche per la Nevrosi Ossessiva, ma in questi casi in aggiunta al Complesso edipico sono all’opera e vengono combattuti fortissimi impulsi sadico-anali, che ebbero origine nel periodo precedente.

L’organizzazione genitale della libido si dimostra debole e troppo poco resistente. Quando l’Io comincia la sua lotta difensiva, il primo risultato che cerca di raggiungere è che l’organizzazione genitale (della fase fallica) venga respinta totalmente o parzialmente verso lo stadio anteriore sadico-anale (Freud, 1925b, 262).

Il conflitto base della nevrosi ossessiva è la difesa contro i desideri riprovevoli del Complesso edipico, e sotto l’effetto della angoscia di castrazione il soggetto, incapace di fronteggiare i conflitti, regredisce alla fase sadico-anale ove sono avvenute potenti fissazioni della libido durante lo sviluppo psicosessuale: quindi l’ossessivo esprime un conflitto edipico con un linguaggio pregenitale.
Tuttavia, nonostante tale regressione libidica, l’elemento offensivo del Complesso edipico non viene mai completamente eliminato, per cui il paziente deve continuare la sua lotta difensiva contro gli impulsi sadico-anali: ciò spiega la coesistenza nell’organizzazione psichica del soggetto di aspetti genitali non superati e di aspetti legati alla fase sadico-anale.
Per definire la specificità delle forze difensive, è bene evidenziare la specificità del contenuto mentale del soggetto ossessivo, ossia l’eccessivo e impellente senso del dovere per cui l’Io non si sente libero di usare il suo potere di governo che deve usarlo sotto il comando di una forza più potente: il Super-Io sadico e crudele, giudicante e punitivo, diretto a suscitare, attraverso una angoscia morale, profondi sensi di colpa.
Quindi le difese sono dirette ad evitare l’emergere della carica pulsionale, dell’istintualità, la quale, in virtù della regressione sadico-anale, viene vissuta come sporca e pericolosa per i desideri edipici incestuosi, per cui non può ottenere un soddisfacimento. L’impellente necessità di controllare il mondo del piacere, dello sporco, degli impulsi sadici, spinge il soggetto ad attuare una continua separazione, isolamento, tra la rappresentazione ideativa disturbante e il corrispondente ammontare affettivo, per cui la rappresentazione mutilata del desiderio può essere considerata accettabile dal Super-Io.
Quanto agli affetti, essi subiscono una regressione verso rappresentazioni anali il cui materiale viene riutilizzato in funzione dei bisogni dell’organizzazione libidica di fronte al problema edipico. La bisessualità e l’ambivalenza sono una caratteristica dell’aumentato erotismo anale, ed i conflitti edipici possono pertanto esprimersi, nella loro forma positiva e negativa, in vesti pregenitali al punto che la soddisfazione sessuale e la castrazione non si possono concepire distaccate.
Questa è la situazione che Freud descrive nel “Caso clinico dell’Uomo dei lupi” (1914), ove emerge la combinazione della tentazione e della minaccia, ossia nel bambino l’angoscia di essere divorato dal lupo è, al contempo, espressione del desiderio di sottomettersi passivamente al padre e della connessa minaccia di evirazione.
La relazione parentale del soggetto con nevrosi ossessiva è inserita in una economia triangolare ed edipica, ove dominano la valorizzazione dei controlli e delle inibizioni, e il divieto della pulsione sessuale ed aggressiva.
Il rito ossessivo, come frutto dell’ambivalenza, riguarda una serie di atti che hanno un valore quasi magico e la cui ripetizione costituisce un vero rito, in quanto rappresenta un mezzo per lottare contro le pulsioni libidiche, in aderenza alla severità del Super-Io che, in virtù della regressione, diventa più vessatorio e avaro d’amore, sadico.
L’istintualità viene incanalata nei problemi intellettuali, il conflitto pulsionale si trasforma in intellettuale, e proprio attraverso l’onnipotenza del pensiero il soggetto tende ad annullare in modo magico ciò che precedentemente, in realtà o fantasia, ha realizzato. Tuttavia l’angoscia si insinua continuamente nei processi rituali la cui incompletezza richiederà nuove ripetizioni che sfocieranno in una rete compulsiva, rendendo il soggetto schiavo dei suoi pensieri coatti e coercitivi.
Non c’è integrazione tra Eros e Thanathos, il soggetto fa esperienza di somme di particolari invece che di unità per un difetto arrecato alla funzione sintetica, egli può soddisfare solo in modo alternato i due poli opposti dell’ambivalenza, mai insieme, ed il tentativo di reprimere gli impulsi proibiti si esprime con atteggiamenti convulsi e rigidi che ostacolano l’espressione degli impulsi ad essi contrari. Quindi aspetti di estrema bontà e altruismo nel nevrotico ossessivo sono una difesa contro una sottostante aggressività, una estrema spinta rivoluzionaria è una difesa contro una sottostante richiesta di avidità, e una estrema pulizia ed ordine controllano il sottostante desiderio di sporcare, cioè pericolose esigenze istintuali sadico-anali. Una continua lotta con la controcarica, quindi, che esprime ancora l’impossibilità per il nevrotico ossessivo di integrare gli aspetti opposti per avere una visione d’insieme, visione che significherebbe invece sciogliere lo stato di ambivalenza e legare insieme l’ammontare affettivo alle rappresentazioni ideative.

Gli studi di Freud sulle psiconevrosi hanno dunque evidenziato un elemento fondamentale per la loro genesi, ovvero che la distribuzione degli affetti nelle strutture nevrotiche è strettamente legata alla quantità di conflitti non risolti i quali nella triangolazione edipica hanno radicato la loro origine, nel senso che “ogni processo di sviluppo porta con sè i germi della disposizione patologica, in quanto può essere inibito, ritardato o svolto in modo incompleto (6, 163).

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