di Rossella Salvatori
Giovedì 18 Febbraio 2010 14:17

Il desiderio edipico è profondamente umano perché legato a delle caratteristiche specifiche della condizione umana, ovvero la lunga dipendenza del piccolo dall’uomo rende inevitabile l’attaccamento del bambino ai suoi oggetti primari, attaccamento necessariamente sessualizzato fin dal primo fiorire della sessualità infantile a cui risponde la sessualità degli stessi oggetti primari. E’ quindi proprio il fattore biologico che stabilisce le situazioni di pericolo più precoci e che crea quel bisogno di essere amato di cui l’uomo non si libererà mai più. Da questa concezione deriva la necessità di fare del Complesso edipico non solo il nucleo delle nevrosi, ma quello della psiche umana in generale, in quanto la primitiva scelta oggettuale del bambino deriva dal suo bisogno di aiuto, e il bambino fa di entrambi i genitori, e soprattutto di uno di essi, l’oggetto dei suoi desideri erotici. Il Complesso così formato è destinato ad una rapida rimozione, ma continua a esercitare dall’inconscio una influenza straordinaria e persistente.
Freud conclude in “Cinque Conferenze sulla Psicoanalisi” precisando la normalità e l’inevitabilità che il bambino faccia dei suoi genitori gli oggetti della sua prima scelta amorosa, ma la sua libido non dovrebbe rimanere fissata a questi primi oggetti, in seguito essa dovrebbe soltanto prenderli a modello, e passare gradualmente da essi a persone estranee, nel periodo della scelta oggettuale definitiva.

Il distacco del bambino dai genitori diventa quindi un compito inevitabile, qualora non si voglia compromettere la capacità sociale del giovane individuo (Freud, 1909, 166).

Il dolore mentale per le delusioni edipiche non può essere evitato, perché il desiderio del bambino non può essere soddisfatto e il suo sogno edipico non può essere realizzato. Egli deve quindi essere capace di affrontare una persistente frustrazione del suo desiderio.
E proprio a partire dalla frustrazione che è nato l’Io, ed è dalla rinuncia a un certo numero di soddisfacimenti e di oggetti successivi che è derivato il bisogno di dar loro dei sostituti e di operare degli spostamenti. E’ dall’attesa di un soddisfacimento negato che è nata la vita fantasmatica, l’elaborazione del desiderio, ed è “la situazione edipica con la proibizione dell’incesto che consolida l’acquisizione della terza dimensione” , ovvero è la situazione triangolare che, consentendo al soggetto di tenersi a distanza dall’oggetto, permette l’acquisizione della prospettiva (Chasseguet-Smirgel, 1975, 21).
Dunque, al centro del passaggio da una generazione all’altra si pone il ruolo dei genitori, considerati anelli di trasmissione di una determinata cultura dominante, e proprio durante il periodo della prima infanzia si strutturano le fondamenta dell’organizzazione della mente per la creazione di un mondo interno.
Gli oggetti che vengono interiorizzati sono carichi di affetti positivi e negativi, e saranno queste valenze a condizionare il passaggio da una generazione all’altra.
L’importanza del mondo interno del bambino ha assunto un peso notevole negli studi di Melanie Klein la quale, in base alle osservazioni dirette dei bambini, pone la fantasia inconscia alla base dello sviluppo della vita psichica, e quindi riveste un ruolo primario nella strutturazione degli oggetti interni. Quindi, le precoci fantasie inconsce che i bambini nutrono circa la sessualità dei genitori rendono attivo il Complesso edipico già nel primo anno di vita, alimentando nel bambino vissuti di invidia e gelosia che si impiantano su fantasie di genitori che si scambiano tra loro gratificazioni libidiche.
La Klein teorizza una organizzazione del Complesso edipico molto più precoce rispetto a Freud, assume forme pregenitali essendo parte integrante della posizione depressiva, e rappresenta la pietra miliare nello sviluppo della mente infantile. Lo scenario edipico si struttura sotto la spinta della pulsione epistemofilica che spinge il bambino a dirigere l’interesse verso l’intero corpo della madre, il quale diventa il bersaglio di ogni strumento di sadismo perché fantasticato come fonte di ricchezze, tra cui il pene del padre che il bambino immagina venga incorporato durante il coito.

La pulsione epistemofilica, stimolata dalla comparsa delle tendenze edipiche, si rivolge dapprima principalmente al corpo materno, assunto a teatro di tutti i processi e le manifestazioni sessuali…la pulsione epistemofilica induce in lui la curiosità di sapere cosa vi è dentro (Klein, 1921-1958, 217).

I primi desideri e angosce edipiche riguardano il corpo della madre ed il pene del padre come oggetto parziale in esso contenuto, la cui paura dominante si traduce in una angoscia di persecuzione a causa delle fantasie altamente aggressive e sadiche che il bambino nutre.
Le proiezioni del bambino colorano tutte le sue percezioni, e nel momento in cui la fantasia del bambino crea la figura parentale combinata, ovvero i genitori uniti nel coito combinati in una figura unica, l’estremo sadismo e odio proiettati danno origine una serie di angosce terrificanti di natura persecutoria.

Il fantasma dei genitori uniti nel coito e formanti blocco contro il bambino mette in pericolo il suo stesso pene provocando timori di castrazione da parte del pene del padre nella vagina della madre al momento della penetrazione della donna. Il pericolo viene sia dall’interno del corpo della madre pieno di rischi, sia dall’interno del bambino che racchiude pericoli analoghi. Il pericolo viene quindi sempre dagli interni dell’oggetto, così come dall’Io (Green, 1990, 91-92).

Quando i genitori cominciano ad essere differenziati e il padre viene desiderato non più come attributo della madre ma per se stesso, allora il Complesso edipico evolve gradualmente in una forma più genitale. Lo stimolo per lo sviluppo delle tendenze genitali riguarda i sentimenti depressivi per il ritenere di aver danneggiato il corpo della madre ed il desiderio di restaurarlo mediante il rapporto genitale. Se le angosce non sono eccessive, attraverso un’attività di riparazione il bambino riesce a identificarsi con l’attività benefica del padre e ad attribuire all’attività genitale una funzione riparatrice e ricostruttrice del corpo della madre.
Parimenti, la bambina riesce a identificarsi con la madre e a considerare la propria attività sessuale ed i propri desideri di avere bambini come restauro della madre interna. Sono le tendenze di riparazione – messe in moto da sentimenti di perdita e di colpa – che alimentano il desiderio di reintegrare i genitori, di trasformare il coito da un atto distruttivo ad un atto di amore e di reciproca creatività; in tal modo i desideri sessuali del bambino diventano portatori di fantasie riparatrici.
Anche il Super-Io ha radici pregenitali, è una struttura molto primitiva che non può definirsi erede del Complesso edipico ma precursore di esso, in quanto sono le prime introiezioni di seno buono e cattivo che concorrono alla formazione del Super-Io.
E’ possibile affermare che la soluzione del Complesso di Edipo comporta l’accettazione della sessualità dei genitori, la capacità di essere solo e di investire, nel tempo, oggetti d’amore al di fuori della cerchia familiare. Ma una adeguata soluzione dell’Edipo significa anche costruirsi internamente una coppia di genitori capaci di amarsi e gratificarsi sessualmente, quali rappresentanti di un modello interno di un rapporto sessuale creativo.
Freud nei “Tre saggi sulla teoria sessuale” (1905) afferma che trovare l’oggetto sessuale non è che ritrovarlo, o meglio l’amore si costruisce sull’antico amore edipico, per cui dopo il declino dell’Edipo l’individuo acquisisce una nuova dimensione che si rifletterà nel tipo d’amore dell’organizzazione allora in atto: l’amore genitale resta per sempre segnato dall’Edipo. La riattivazione del conflitto edipico è sempre possibile, come lo è la reviviscenza dei traumi di separazione dinanzi a nuove esperienze che comportano un riaprirsi della ferita edipica, sempre presente nell’inconscio.
Le vicende della vita a cui l’individuo è esposto, ove inevitabilmente riemerge il trauma della separazione e l’angoscia di castrazione, rappresentano un riemergere e al contempo una rivisitazione di antichi conflitti e desideri a cui un tempo ha dovuto far seguito una necessaria rinuncia.
Come Freud afferma, la minaccia di castrazione precede la formazione del Super-Io che, una volta creato, diventerà il guardiano del ricordo della minaccia stessa, e l’agente della sua possibile riattualizzazione ogni qual volta nell’individuo emerge il desiderio, e quindi il pericolo, di infrangere quelle regole che sanciscono la società umana, la convivenza tra gli uomini e quindi la perpetuazione della vita.

Se i desideri proibiti persistono, l’angoscia di castrazione giocherà il proprio ruolo di segnale dissuasivo in tutte le occasioni in cui le tentazioni di trasgressione potranno riprendere vita (Green, 1990, 7).

Ne “Il tramonto del Complesso edipico” (1924) Freud pone in massima luce il Complesso edipico quale fenomeno centrale del periodo sessuale della piccola infanzia, ed il suo tramonto lascia il passo al periodo di latenza, poiché “gli investimenti oggettuali vengono abbandonati e sostituiti dall’identificazione” (Freud, 1924a, 30). E’ questo il momento cruciale che lega il bambino ai suoi oggetti genitoriali in quanto l’identificazione sarà introiettiva e darà luogo all’istanza superegoica che faciliterà la desessualizzazione e la sublimazione delle tendenze libidiche.
Con l’entrata nella fase di latenza, l’adeguamento alla realtà è dunque iniziato e la paura di evirazione ha avuto i suoi effetti che non potranno non ricomparire nel corso della vita. L’esperienza edipica, infatti, sancisce nell’individuo un nuovo modo di orientarsi verso gli altri, verso se stesso, verso l’intera esistenza; essa domina le sue scelte oggettuali al punto che tutta la vita psichica può essere vista in relazione al Complesso di Edipo.
Dunque i processi paralleli di identificazione e investimento oggettuale sono alla base della maturazione sessuale in qualità di cardini fondamentali del passaggio intergenerazionale, passaggio non poco denso di conflitti e di antiche rivisitazioni che esprimono allo stesso tempo l’onnipresenza di un codice primitivo, ovvero “l’aspirazione del figlio a prendere il posto del dio-padre” (Freud, 1912-1913, 155).

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