Sul "Perturbante" PDF Stampa E-mail
di Claudio Basile   
Venerdì 12 Marzo 2010 22:44

Lo scritto "Das Unheimliche" (Il Perturbante, 1919) è uno di quei piccoli saggi-gioiello di Freud, che potremmo chiamare "trasversali", in quanto, nati con l'esigenza di affermare o chiarire alcuni concetti (senza peraltro essere molto considerati dall’ autore), vanno poi in realtà ad estendere la loro ombra dall'hic et nunc della stesura, a molta della produzione dell'autore stesso, tanto che assumono significati diversi, sviluppati "après-coup", che probabilmente non andranno mai ad esaurire il loro portato di originalità. Prova ne è il fatto che, seppur concepito in forma definitiva nel 1919, lo scritto ripropone varie fasi dell'opera freudiana, soprattutto riguardo al significato attribuito alla parola che compone il titolo, appunto Unheimlich, ossia "Il perturbante". Inoltre vale la pena di affrontare il testo sotto profili multipli quali quello filologico/teorico/linguistico, di cui quello relativo all'incursione nell'estetica è forse il più noto.

Ultimo aggiornamento Venerdì 12 Marzo 2010 22:48
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Una preliminare analisi critica di alcuni casi di cronaca nei quotidiani italiani PDF Stampa E-mail
di Lucia Bernardini   
Giovedì 18 Febbraio 2010 10:43

Lo scopo dell’analisi descrittiva è stata l’osservazione, in chiave critica, di alcuni articoli di quotidiani inerenti a fatti di cronaca di violenza che hanno visto come protagonisti e autori giovani minorenni, osservazione che può considerarsi funzionale alla riflessione perseguita in questo lavoro, ossia a come il giovane autore di reato sessuale sia rispettato nel suo diritto di tutela. L’osservazione critica non consiste in un’analisi di contenuto rilevante per la ricerca sociale, poiché risulta per l’appunto sprovvista di quei requisiti di base che richiede la ricerca sociale in quanto ricerca scientifica. Tuttavia, la scelta di operare una prima lettura di alcuni pezzi giornalistici è nata dall’interesse di osservare, senza naturalmente alcun intento scientifico e generalizzabile nei confronti della stampa, quali siano le dimensioni della tutela del minore sex offender che sono andate definendosi in questi ultimi anni, anche in seguito alle recenti e quanto mai attuali regolamentazioni nel campo dei media. Il tutto, nella consapevolezza degli effetti mediatici che uno o più casi di violenza sessuale, operati da parte di un minore su un altro minore e raccontati attraverso la stampa, possano agire nei confronti dei lettori di quotidiani quali fruitori di questo mezzo di comunicazione e, quindi, di riflesso nei confronti di tutta l’opinione pubblica che ne risulta coinvolta più o meno direttamente.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 12:06
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La tutela del minore Sex Offender PDF Stampa E-mail
di Lucia Bernardini   
Giovedì 18 Febbraio 2010 10:03

I fatti di cronaca relativi alle violenze sessuali fanno sempre più scalpore ed è, dunque, importante riuscire a pubblicare una notizia in modo sempre più sensazionale per colpire l’emotività di chi la legge o la ascolta, stimolando la sua curiosità di conoscere più dettagli possibili sull’autore e sulla vittima e rendendo spesso difficile rispettare l’anonimato. 1 D’altra parte, i minori abusanti non ritengono che il loro comportamento sessuale, considerato una dimensione privata, possa divenire oggetto di un reato che prevede un giudizio pubblico. La coercizione violenta viene considerata spesso una sorta di questione tra pari, per la quale essi possono ritenersi moralmente responsabili, ma che non considerano affatto un reato. Per questo motivo, “l’irruzione” dell’aspetto del giudizio pubblico e sociale in un’area considerata esclusivamente privata provoca un breakdown, determinato dalla perdita di punti di riferimento mentali attraverso cui ripensarsi. 2

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 12:05
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Il profilo del minore autore di reato sessuale PDF Stampa E-mail
di Lucia Bernardini   
Giovedì 18 Febbraio 2010 09:24

Considerando gli aspetti descrittivi di carattere clinico del fenomeno Young Sex Offender, si rileva che le motivazioni che sottendono un atto abusante sono molteplici. Alcuni adolescenti possono provare serie difficoltà nei rapporti sociali con i propri coetanei, nello stringere amicizie o nell’inserirsi in un gruppo, a volte perché oggetto di rifiuto o di denigrazione da parte di quest’ultimo; tale situazione può spingere il ragazzo a rivolgere la sua attenzione verso bambini più piccoli i quali, a loro volta, non maturano la consapevolezza di ciò che sta accadendo loro e la loro non reazione può essere interpretata come una forma di consenso, che a sua volta porta l’autore dell’abuso a perpetrare la violenza. Altri ragazzi possono agire in preda alla rabbia, oppure per il bisogno di esercitare la violenza in seguito alla stessa esposizione a modelli violenti che hanno appreso ed interiorizzato; è il caso dei minori abusanti cresciuti all’interno di famiglie per l’appunto abusanti o multiproblematiche. In altri casi, può sussistere l’eventualità di un ritardo mentale che non fa comprendere la gravità dell’atto che si sta compiendo ma che, per questo motivo, può portare l’abusante ad agire allo scoperto. 1

Ultimo aggiornamento Mercoledì 24 Febbraio 2010 11:53
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Il ruolo dei Media nella rappresentazione del minore abusante PDF Stampa E-mail
di Lucia Bernardini   
Giovedì 18 Febbraio 2010 10:40

Affrontare il tema della rappresentazione dei media ed in particolare della carta stampata, in riferimento al fenomeno degli Young Sex Offenders, significa prendere le mosse da alcune considerazioni iniziali e di carattere generale, a partire dall’analisi dell’attuale potere dei mezzi di comunicazione di massa sul pubblico. Le ricerche psicologiche e sociali hanno fornito indicazioni che vanno nella direzione di una rassicurazione rispetto alla concezione di un pubblico sottomesso, passivo ed indifeso nei confronti dei media. Infatti, l’influenza delle comunicazioni sull’opinione pubblica e sui processi di formazione e/o di mutamento di opinioni, atteggiamenti e comportamenti esiste ed è reale, ma si tratta non di un’influenza diretta, piuttosto di un’influenza mediata da una molteplicità di condizioni e di fattori psicologici individuali e sociali che presiedono alla formazione ed al cambiamento del sapere comune, delle azioni sociali e delle relazioni sociali. Se, e solo se, questi fattori vengono a mancare o s’indeboliscono, o se le istanze di socializzazione e di partecipazione non svolgono correttamente la loro funzione, oppure se le comunicazioni di massa agiscono in assenza di un effettivo controllo sulla loro gestione, allora l’influenza mediatica sul pubblico potrà considerarsi diretta, e così il suo potere. 1 Inoltre, i media non propongono dei modelli “chiusi” e/o definitivi di lettura o d’interpretazione di un fatto sociale, come anche nel caso della violenza agita dai minori, piuttosto, essi suggeriscono quegli eventi e quegli aspetti che la caratterizzano ed intorno ai quali è necessario formarsi un’opinione individuale e collettiva. Le pratiche giornalistiche, dunque, hanno il compito di suggerire una sorta di “ordine del giorno”, che esprima una scala di priorità ed una differente centralità degli eventi accaduti. 2

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